magpies - a tale of two

COS’E’

Una vedova che non riesce ad andare avanti dopo la morte della persona che ha amato e che vive solo nei capitoli dispari.
Un uomo fondamentalmente ottimista che vive solo nei capitoli pari e sta per scoprire una verità terribile su se stesso.
Queste sono le premesse di Magpies, una graphic novel di 150 pagine che parla di perdita, amore e della ricerca della propria identità.
E’ un progetto durato anni, spesso messo da parte per lunghi periodi, sempre presente a mordicchiarmi un angolo di cervello.
Ho usato tecniche analogiche e digitali: fotografia, collage, disegni e fotomontaggi; volevo andare oltre alle restrizioni imposte dal mio lavoro, lasciando da parte le regole su come una foto “dovrebbe essere fatta”. Non mi è mai interessato il conflitto tra analogico e digitale, non ha importanza quanta post-produzione serva per trasformare una fotografia in un’illustrazione.
L’unica cosa che mi interessa è afferrare le immagini che ho in testa e metterle su carta in modo che la smettano di darmi noia.
Usando un mezzo come la graphic novel per raccontare una storia mi ha permesso di esplorare diverse possibilità narrative, diverse da quelle date da una singola foto o da una serie.
Mettendo assieme testi e immagini è possibile affrontare un concetto da diversi punti di vista contemporaneamente, creando un legame con il lettore, che può in questo modo partecipare più attivamente allo svolgersi della trama, facendo circuitare parole e immagini.
Ci sono più strati.

Il titolo fa riferimento a una filastrocca tradizionale inglese sulle gazze (magpies, appunto), in cui si dice che a seconda del numero di uccelli che si vedono, il presagio cambia:

“Una per la tristezza, due per la gioia, tre per una ragazza, quattro per un ragazzo, cinque per l’argento, sei per l’oro, sette per un segreto che non dev’essere mai rivelato”.

La narrazione è suddivisa in sette capitoli che ricalcano la filastrocca e che cercano di fare luce su una domanda in particolare: chi siamo? E come cambiamo quando ci relazioniamo alle persone attorno a noi?

 

SULL’AUTRICE

Non sono sicura di essere a mio agio con la parola “autrice”, ma per qualche motivo “la tizia stramba che ha fatto tutto il lavoro” non suonava bene.
Mi chiamo Sara Lando.
Sono una fotografa a cui piace raccontare storie che non sono mai successe.
Mi piace mescolare cose e sperimentare, mi piace giocare con la carta e stare dentro quando tutti i bambini fighi sono fuori a giocare.
Non ho idea di quello che sto facendo, ma lo faccio lo stesso.
Le mie foto le potete vedere qui, se siete curiosi.